Pacemaker per Parkinson, vantaggi di un dispositivo all’avanguardia

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Pacemaker per Parkinson

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa che colpisce molte persone di differenti età. Si tratta di un morbo che ha come sintomi principali i tremori, la rigidità muscolare, la lentezza nei movimenti e anche la difficoltà dell’azione motoria. A lungo andare, il Parkinson conduce alla morte di alcune cellule che hanno il compito di rilasciare la dopamina, un neurotrasmettitore endogeno. I movimenti consueti di chi ne è affetto riscontrano un notevole rallentamento e, con il procedere della malattia, risulta difficile compiere anche i gesti quotidiani, come girarsi nel letto o portarsi la forchetta alla bocca. Nonostante le indagini sulle cause di questa patologia siano ancora in fase di sperimentazione, sono molte le innovazioni che troviamo in campo medico per alleviare i sintomi nei pazienti. Uno tra questi è il pacemaker per Parkinson, un dispositivo realizzato da Newronika, una società spin-off costituita dal Policlinico di Milano e dall’Università degli Studi di Milano.

Pacemaker per Parkinson: cos’è

Il Pacemaker per il Parkinson è un’innovazione tecnologica nel campo della medicina. Da molti decenni il settore medico sta producendo e sperimentando nuovi strumenti all’avanguardia per curare alcune tra le patologie più diffuse nel nostro paese. E se non si tratta di terapie risolutive, perlomeno con alcuni di questi strumenti si potranno alleviare le sofferenze dei pazienti affetti da malattie croniche, come il morbo di Parkinson.

E proprio dopo l’avvento dei “Brain-computer interface”, ossia i macchinari che riescono a monitorare e ad avere un controllo sulle protesi usando solamente un programma al computer, ora arriva l’AlphaDBS per le malattie neurologiche.

AlphaDBS è l’innovativo sistema a ricarica che serve a monitorare le fluttuazioni del Parkinson e a stimolare il cervello dei pazienti in modo molto approfondito. In inglese questo strumento si chiama Deep Brain Stimulating, da qui arriva l’acronimo DBS. Il dispositivo, che da molti anni rappresenta una vera e propria terapia all’avanguardia, consiste nell’impianto di alcuni elettrodi nel nucleo subtalamico, ovvero nella zona del cervello che si trova nel diencefalo. Gli elettrodi sono collocati sottopelle vicino alla clavicola e sono in grado di avviare una connessione tramite la stimolazione dei neuroni.

Come funziona il Pacemaker per Parkinson

Il pacemaker per il Parkinson è uno strumento moderno con un sistema intelligente in grado di captare degli elementi mai ottenuti fino ad ora nel campo della medicina. Gli elettrodi impiantati sottopelle riescono a rilasciare una corrente elettrica al nucleo dei neuroni e rimettono in sesto la capacità motoria del soggetto affetto da Parkinson, risanando tutti i sintomi tipici della patologia.

Il paziente potrà così ottenere dei benefici per vivere la sua quotidianità senza essere ostacolato dagli impedimenti del morbo. I tremori delle mani, delle braccia o delle gambe in movimento o a riposo verranno contrastati e l’intero moto dell’individuo avrà un evidente miglioramento.

L’AlphaDBS è un dispositivo totalmente indolore e risulta particolarmente efficace. Inoltre occorre specificare che il rilascio di energia elettrica non segue i ritmi circadiani, bensì sono controllati interamente dal dottore e poi modificati nel corso nelle terapie successive. Il prof. Sergio Barbieri, dell’U.O. di Neurofisiopatologia dell’IRCCS Fondazione Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e membro del board di Newronika ha dichiarato proprio che il dispositivo impiantato segue le fluttuazioni della malattia. Nell’esatto momento in cui l’individuo affetto da Parkinson si trova in uno stato di rigidità muscolare, uno dei sintomi della malattia, ed i suoi movimenti iniziano ad essere più lenti, il dispositivo AlphaDBS dà al corpo la scarica d’energia necessaria per la normalizzazione.

La terapia è la medesima anche quando il corpo ha bisogno di un minore quantitativo di energia rispetto a quella posseduta. Lo strumento, in questi casi, riduce la scarica energetica. Questa necessità sussiste quando il paziente è affetto da movimenti discinetici, uno di disturbi di motilità. Il Pacemaker per il Parkinson potrà infatti registrare e monitorare in ogni momento le attività dei neuroni nel punto vicino all’elettrodo impiantato. Tenendo traccia delle azioni dei gruppi cellulari intorno all’elettrodo, il dispositivo si adatta modificandone la funzione in base al segnale captato. A seconda delle caratteristiche cliniche del paziente affetto da Parkinson, i segnali ottenuti dal Pacemaker saranno differenti.

Come abbiamo già potuto intuire, i vantaggi del Pacemaker per i pazienti affetti da Parkinson sono davvero molti. I migliori riguardano sicuramente la possibilità di tarare il dispositivo su ogni singolo paziente per una terapia mirata e sempre più efficace.

Le ricerche

Gli studi recenti si sono concentrati sulle possibilità di una sorta di pacemaking autonomo nei neuroni subtalamici. Tali cellule vengono anche denominate ‘pacemaker a picchi rapidi’, questo perché riescono a dare origine ad un potenziale di azione di tipo spontaneo. Questo significa che i neuroni possono produrre dei piccoli sbalzi di energia di breve durata in cui la carica della cellula cresce e poi si abbassa nuovamente.

Le ricerche hanno provato che quest’attività oscillatoria sia tipica nei pazienti che soffrono di perdita di cellule dopaminergiche, ossia in chi è affetto dalla malattia di Parkinson. Il Pacemaker è già stato sperimentato su 48 pazienti, l’efficacia è stata riscontrata sin da subito.